Einstürzende Altbauten

Ah, it’s time to relax, and you know what that means: a glass of wine, your favorite easy chair, and of course this compact disc playing on your home stereo. So go on, indulge yourself, that’s right: kick off your shoes, put your feet up, lean back and just enjoy the melodies. After all, music soothes even the savage beasts.

Ettipareva. E allora aspetta che mi metto comodo e stappo una Lübzer – o più che altro un Maalox – mentre per l’ennesima volta mi tocca veder crollare su sé stesso il vecchio edificio che dà il titolo al post.

Stranamente, in Italia la scena politica è di nuovo misteriosamente scossa dall’ennesima turbolenza che, guarda caso, si tradurrà quasi certamente nella consueta crisi di governo. Anzi, della crisi del governo di crisi, un numero circense talmente surreale che solo a una fucina politica come l’Italia può riuscire: un circo che ricorda quei freakshow vittoriani con i personaggi che diventavano delle celebrità perché avevano l’unico merito di essere degli scherzi di natura, tipo la donna barbuta, il busto umano e l’uomo con tre gambe; gente per la quale l’unica chance di sussistenza – oggi come allora – era trovare lavoro imbarcandosi in uno di quei baracconi (nel nostro caso, un partito e/o un organo governativo a scelta) o finire recluso in un qualche nosocomio dickensiano causa inabilità di inserimento sociale e professionale (nel nostro caso, le regie galere o i campi di pomodori nelle Murge).

E mentre mi preparo a resistere alle Barbare Tribù del Nord con la loro imminente sventagliata di domande su un altro esempio di einstürzender Altbau, Berlusconi – quelle che iniziano appunto con “ma è vero che Berlusconi…” – mi ritrovo persino a dare ragione al capotribù degli Avari (nel suo caso, accento sdrucciolo o piano, a scelta) Guido Westerwelle, che ha giustamente sfanculato il fluorescente Oompa Loompa brianzolo dicendogli di smetterla di usare lo spauracchio prussiano come oggetto della sua già patetica campagna elettorale populista e facendogli giustamente notare che la causa delle attuali difficoltà in Italia non sono né la Germania, né l’Unione Europea, bensì l’inquietante guardone che lo fissa sorridente dallo specchio ogni mattina. Al senile Oompa Loompa bisognerebbe anche ricordare che nemmeno il suo mesto successore è la causa degli attuali impasse economici italiani: evidentemente non gli hanno ancora spiegato che è proprio per contenere i danni del ventennio di potere − dello strapotere di un vecchietto attempato (e attempiato, visto che l’attaccatura dei capelli avanza invece di recedere) in perenne midlife crisis che ha governato l’Italia come una puntata di Colpo Grosso − che hanno dovuto assumere la sua antitesi: l’austero grigiore varesino di un tecnico con le braccine corte contro il variopinto kitsch di un PR da discoteca; il nonno che non ti dà la mancetta perché hai preso un’insufficienza contro il nonno che ti regala una lap-dancer per il tuo diciottesimo compleanno (però ingaggiata dietro una cambiale a 180 giorni mai saldata). Praticamente hanno bloccato la carta di credito a Lindsay Lohan per darla a Ebenezer Scrooge.

E così adesso ci si ritrova di nuovo con i nervi a fior di pelle e con le mani saldamente ancorate in zona pelvica nella speranza che la quarta evocazione del Maligno (quarta!) venga scongiurata dall’esorcista di turno. Il problema è che un paio di decenni di monopolio del palcoscenico paiono aver lasciato chiari segni di stress post-traumatico. Aver ridotto di una decina di punti il quoziente di intelligenza politica del popolo – o forse solo l’averne assecondato il desiderio di inerzia intellettiva – ha abbassato gli standard qualitativi e le aspettative della Ggènte nei confronti della Kasta, e soprattutto ha indebolito le difese immunitarie nei confronti della demagogia aggressiva, l’unico linguaggio che la masnada di mentecatti ha saputo usare, convinta che per parlare a un paese rustico e provinciale devi trattarlo come una buncia di contadini analfabeti di un paesotto verghiano. Dipingere ogni problema con le tinte forti di quell’irritante manicheismo populista che vede tutto bianco o nero, noi vs. loro, vecchio vs. nuovo, tristi burocrati polverosi e malvestiti vs. gioviali self-made men dinamici e patinati, intellettualoni da salotto vs. ggènte come te, be’, è una tattica che non ha mai fallito.

La cosa che mi infastidisce è che ora ognuno corre in ogni direzione per disfarsi della propria corresponsabilità nel declino nazionale; tutti a cambiarsi velocemente d’abito per tuonare indisturbati contro i sé stessi di poco prima. Peccato solo che le abitudini siano dure a morire. Se fino a ieri eri particolarmente vulnerabile al linguaggio escatologico dell’imbonitore di turno, non è che la mattina dopo ti alzi e tieni una conferenza su Thomas Paine. E qui entra in scena il neopopulismo che si finge antipopulista, la politica che si spaccia per antipolitica, il movimento dal basso che arriva dall’alto: se vuoi convincere quella fetta di popolo che ragiona per dicotomie a cambiare rotta, è ovvio che Rights of Man, The Age of Reason e Common Sense li lasci sullo scaffale e illustri loro i concetti di diritto, ragione e buonsenso nel linguaggio che capiscono meglio; oppure scegli da subito di rinunciarci tout court e ti butti sulla politica “che parla alla pancia della gente”, un concetto che nella sua vanitosa supponenza mi fa venire l’orticaria.

La perfetta incarnazione di questa forma mentis è – non sorprendentemente – Beppe Grillo e la pletora di accoliti che è riuscito a evangelizzare. Una massa di automi che parla per messaggi preregistrati ma che purtroppo crede di essere la quintessenza della coscienza critica (bitch please) di un movimento dal basso (bitch please), di appartenere a un non-partito (bitch please) con un non-statuto (bitch please) dove “ognuno vale uno” (bitch please). Con questi presupposti, avete già il mio non-voto.

bitch-please

Il guaio è che il mito del messia è duro a morire, tanto più in Italia, dove si tende a vegetare in un barattolo di formaldeide fino al giorno prima delle elezioni per poi svegliarsi di colpo dal torpore, strillare che “non se ne può più” e confidare in un redentore che, nottetempo, liberi il popolino dal male con un sortilegio. E’ stato così con il Pelato, alias Uomo della Provvidenza (appunto) ed è stato così anche con l’ex-Pelato, alias Unto del Signore (appunto), e anche fuori dall’Italia ogni regime di successo ha avuto una genesi simile, con il Salvatore di turno che promette paradisi terreni e/o ultraterreni agli adepti e la Gehenna a nemici ed eretici.

Con il partito dei grillini (inutile che si perdano in acrobazie semantiche da due lire: è un partito e ha il proprio statuto) è esattamente la stessa cosa. Io verso i pastori nutro sempre un certo scetticismo, ma a farmi paura è il gregge. Tentando di seguire un po’ quell’ultimo parto anale delle Parlamentarie mi sono ritrovato con gli occhi sgranati e la mandibola sulla scrivania dalla perplessità. Candidati il cui unico argomento con il quale chiedono il tuo voto è che “siamo gente comune.” Esticazzi. Io non capirò mai quanta dissonanza cognitiva (se sei in buona fede) o ipocrisia (se non lo sei) devi avere per pensare che essere membro del popolo sia una qualifica sufficiente per capirne i bisogni e diventarne rappresentante. Immagino che queste siano le stesse persone che si lamentano della mancanza di meritocrazia ed esigono a gran voce dallo Stato che ai comandi di treni e aerei ci sia personale adeguatamente addestrato, che i figli ricevano una formazione scolastica, accademica e professionale dai migliori insegnanti possibili, che stetoscopi e bisturi siano saldamente nelle mani dei migliori medici e chirurghi sulla piazza, e che a trattare delicate questioni diplomatiche siano esperti di politica estera con la fluente padronanza di almeno una lingua internazionalmente rilevante. Sono d’accordo, ma allora mi chiedo perché quando c’è da eleggere i propri amministratori pubblici, la ggènte vede professionalità e competenza come un handicap o una colpa, preferendo cercare la copia-carbone di sé stessi, forse per sentirsi tranquillizzati da un distorto senso di empatia.

Il Movimento Cinque Stelle fa esattamente questo: considerare la semplice esistenza come una qualifica sufficiente per sedersi ai comandi. “Noi candidiamo cittadini onesti”: ah sì? E quindi? E’ una falsa dicotomia: onesto non è il contrario di esperto, né tantomeno sinonimo. Si possono anche avere entrambe le cose. Il fatto di non esserti mai arricchito alle spalle degli altri è una garanzia solo se ne hai avuto la possibilità e non l’hai sfruttata perché possiedi una coscienza: se sei un asfaltatore, o una casalinga, o uno che passa la giornata a fotografare le scie di condensa degli aerei, la questione non si è mai nemmeno posta, ergo se voglio impedire che ti mettano in mano il Ministero della Ricerca Scientifica non è perché sono un servo della Kasta: magari è perché sei semplicemente un coglione e l’unico a non essersene reso conto sei tu.

In fondo si tratta di dubbi legittimi che qualsiasi persona, di qualsiasi estrazione sociale ed educativa ma con un minimo di buonsenso, si pone quando si trova davanti a una scheda elettorale e una delle opzioni è crocettare un’accozzaglia di tizi che non si rendono conto di avere zero voce in capitolo davanti al furore fascisteggiante dei proclami a senso unico sbraitati da un Sommo Profeta che fugge dalla discussione, non ammette il dissenso e che per educarne cento punisce con l’esilio e la damnatio memoriae ogni deviazione dall’ortodossia (tipico quadro clinico da delirio di onnipotenza, oltre che marchio inconfondibile di chi evidentemente crede di possedere il dono dell’infallibilità, tipo papi, guru e simili ciarlatani dalla coda di paglia).

Dico, chi mai se la sentirebbe di dare il timone della Repubblica in mano a un’Armata Brancaleone del genere? Quale cittadino si sentirebbe a proprio agio sapendo che la sanità pubblica è in mano a qualcuno convinto che i vaccini causino idrargirismo o autismo, o che pensa che il cancro si curi col bicarbonato, o che l’AIDS sia un piano segreto per un genocidio omosessuale? Quale cittadino si sentirebbe a suo agio sapendo che queste stesse cose finiscono nei libri di testo assieme alle scie chimiche e i Savi di Sion, o che il direttore del Centro Sismografico pensa che i terremoti siano causati artificialmente da HAARP? E cosa fai se alle politiche finanziarie ed economiche ci finisce uno che blatera di signoraggio perché non ha compreso nemmeno i concetti base dell’economia, o dice che il New World Order ha comunque già deciso tutto anni fa con l’intercessione degli Illuminati e del Gruppo Bilderberg? E a parlare con Obama ci mandi uno che si mette a spiegargli che l’11 settembre è stato un inside job, o che sono stati i rettiliani capitanati da Kris Kristofferson?

Gli italiani avranno anche perseverato nel loro masochismo, ma invece di infierire continuando a considerarli una massa di ebeti con i bisogni elementari di un Homo neanderthalensis, forse sarebbe ora di trattarli come esseri raziocinanti, smetterla di parlare alla loro pancia e cominciare invece a parlare alla loro testa, visto che presumibilmente siamo tutti abbastanza sapiens da capire che la gestione della cosa pubblica non si ferma al ridicolo mito delle tasche piene (datemi un Imodium, vi prego), ma che un paese del cosiddetto primo mondo ha dei bisogni più articolati di una comunità di raccoglitori-cacciatori del primo Neolitico.

Advertisements

One comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s